Biografia

Sono nato il 2 settembre 1971 in un piccolo paese in Ucraina. Fin da bambino, ho sempre visto con enorme passione il mondo dello sport: come molti bambini, a sei anni, il mio più grande desiderio era quello di poter avere una divisa da calciatore, anche se nel piccolo paese in cui abitavo, non c’era proprio possibilità di procurarsela!1 settembre 1977: l’inizio della scuola elementare.Il primo giorno di scuola resta spesso impresso nella mente delle persone per molti motivi, ma la ragione per cui io ricordo bene quel periodo è che, iniziando a passare molto tempo con i miei amici, tra una lezione e l’altra iniziavamo a sfidarci in tantissime prove-gioco: camminare in equilibrio su un tronco, saltare in lungo su un mucchio di sabbia… e iniziavo a sentire lo spirito competitivo, che mi avrebbe poi accompagnato tutta la vita, radicarsi in me.

L’insegnante che ci seguiva durante la seconda elementare, Ivan Todosiovich, veterano della Seconda Guerra Mondiale, era un grande appassionato di scacchi. Ed era anche un grande maestro: riuscì a trasmettere a tutti noi la passione del gioco degli scacchi, nonostante fossimo ancora bambini. La competizione con i compagni di scuola non si viveva più solo sul piano fisico, ma anche sul piano intellettuale. Durante i giorni più rigidi dell’inverno, quando era impossibile praticare attività all’aperto, le sfide con gli amici si combattevano sulla scacchiera.


Quella che vivevo con i miei compagni era una sana competizione, che si rifletteva in moltissimi aspetti della vita sociale di noi bambini, che non avevamo di certo videogiochi, computer o telefonini. Passavamo giornate intere giocando insieme. Chi vinceva a questo gioco, piuttosto che a quella prova, era il più forte, il più abile: poteva permettersi dei privilegi rispetto a chi perdeva. E perdere generava una forte motivazione a migliorarsi, per vincere la prossima volta. Durante la festa del Capodanno del 1979, ricordo con affetto che il maestro aveva permesso a me e non al mio compagno Dmitrii di impersonare Babbo Natale, perché riuscivo a batterlo spesso in molte prove. Fu davvero un grande onore, anche se, dopo la rappresentazione, quando Babbo Natale doveva consegnare i regali ai bimbi che avevano assistito allo spettacolo, vedendo Dmitrii triste, d’accordo col maestro decidemmo di far impersonare a lui Babbo Natale per rendere felici i piccoli spettatori.

 


 

Passati gli anni delle scuole elementari, superate con ottimi voti, arrivarono quelli delle scuole medie. Il mio primo giorno di scuola media lo ricordo per la grande sensazione di stupore che provai quando, entrando nel nuovo istituto, vidi le strutture sportive di cui era attrezzato. Un campo da calcio, un’area per l’atletica con sbarre e spazio per il salto in lungo, un campo da pallavolo e una piccola palestra. Non erano strutture di lusso, devo ammetterlo. Anzi, erano costruite artigianalmente. Ma erano ben oltre quello che ero abituato a vedere, e l’esaltazione fu immensa.

Preso dall’entusiasmo, iniziò a farsi strada in me un pensiero: trasferire la voglia di competizione che riusciva così tanto a riempire il mio animo dal gioco con gli amici all’attività agonistica nelle squadre della scuola.

E fu così che iniziai a gareggiare in tutto quello che potevo gareggiare, per tutto quello che la scuola mi metteva a disposizione: corsa sui 30 metri, corsa sui 60 metri, corsa sui 500 metri, lancio della pallina da tennis, salto in alto, salto in lungo, trazioni alla sbarra, pallavolo, calcio, sci di fondo nel periodo invernale e tiro col fucile ad aria compressa. Ricordo con stima il mio insegnante di educazione fisica di quegli anni trascorsi a Novi Broskivtzy, Mykola Iordakiovich Manilich.

In quegli anni (prima metà degli anni ’80), mio padre, Segretario del Partito Comunista, per lavoro dovette trasferirsi in un paese vicino. Poiché la scuola che frequentavo non permetteva di ultimare il percorso di studi fino all’ultima classe, necessariamente mi spostai anche io, iniziando a frequentare l’istituto scolastico del paese dove mio padre era stato trasferito. Questa scuola aveva un dormitorio, quindi iniziai a trascorrere giorno e notte lì. Le strutture sportive che avevo a disposizione nella nuova scuola erano decisamente più moderne: un ulteriore stimolo per dedicarmi a tutta l’attività agonistica a cui riuscivo a partecipare, con lo scopo di migliorarmi e difendere i colori della scuola in tutte le competizioni organizzate tra le scuole del posto.

Quello fu il periodo in cui iniziai a praticare seriamente l’atletica leggera, specializzandomi sugli 800 metri. Il mio allenatore, Stanislav Gregorovich Ilika (che per una curiosa coincidenza era un mio parente alla lontana), ex atleta fortissimo sui 400 metri a ostacoli, veniva a darci la sveglia tutte le mattine alle 06:00 per farci fare il primo allenamento della giornata prima che iniziassero le lezioni, alle 08:00. Dopo le lezioni seguivano sempre gli altri allenamenti.

Entrando negli anni dell’adolescenza, iniziavo a vivere anche tutte le esperienze tipiche di quel periodo: l’interesse per le ragazze, le feste nella discoteca della scuola con gli amici. A 16 anni ricevevo il mio passaporto: una grande festa per me, perché voleva dire che ero finalmente riconosciuto come cittadino URSS. Che è un po’ come, per gli occidentali, diventare maggiorenne.

Nonostante tutto, il centro dei miei interessi restava l’attività fisica. Infatti, la dedizione con cui vivevo lo sport a scuola mi aveva permesso di esser nominato, dai miei insegnanti, responsabile dell’attività sportiva della classe. Questo era un privilegio non da poco: ero il custode delle chiavi della palestra. Ogni sera, dopo cena e dopo aver trascorso la giornata sui banchi e sulle piste di atletica, aprivo la palestra per allenarmi alla sbarra. Grazie ad un libro che il mio insegnante di educazione fisica mi aveva prestato, ero riuscito ad imparare ad eseguire esercizi anche complessi, come la gran volta alla sbarra, gli esercizi sulle parallele e così via.

 


 

Terminate le scuole medie, nel 1986 iniziavo le superiori. Vista la mia attitudine allo sport, la mia prima scelta ricadde, ovviamente, su un istituto superiore specializzato in educazione fisica. Tuttavia, essendomi sempre allenato senza grandi programmazioni e spesso totalmente da autodidatta, i miei risultati non furono giudicati sufficienti per l’accesso a quel college. Mi permisero, invece, di accedere con facilità ad un istituto tecnico per la specializzazione in meccanica. Non era di certo quello che desideravo, ma continuare gli studi era una possibilità che non volevo perdere. Anche perché, comunque, l’istituto che stavo per frequentare era inserito in un contesto urbano molto più importante di quello del paese da cui provenivo, e le possibilità di carriera sportiva erano molto interessanti.

Nell’istituto superiore di meccanica della città di Chernovtzy potei finalmente coronare uno dei miei sogni d’infanzia: praticare a livello agonistico la ginnastica artistica. Ma non potevo fermarmi a quello: ogni giorno, dopo gli allenamenti di ginnastica artistica delle 16:00, mi attendevano quelli di lotta libera. E non solo: gareggiavo anche nelle squadre di pallavolo, calcio (nel ruolo di portiere), atletica e pesistica olimpica (slancio e strappo).

Dicembre 1986: un’esperienza che mi avrebbe segnato per la vita. Tra le attività sportive che la scuola offriva per la partecipazione ai campionati tra gli istituti, c’era il sollevamento del kettlebell. Poiché nessuno della mia classe praticava quella specialità, da responsabile sportivo non potevo esimermi dal tenere alto il nome della mia scuola. Presi quindi parte alla mia prima gara di Kettlebell Lifting. Era una prova di Slancio con due kettlebell da 24 kg. Non ricordo con precisione il mio risultato, ma si aggirava entro la decina di ripetizioni.

Visto che gli studi di meccanica non erano la mia passione e, nel frattempo, lo sport stava occupando sempre più tempo nelle mie giornate, decisi di lasciare la scuola. Non era la mia strada. Fortunatamente mio padre, che nel frattempo era diventato Sindaco del paese in cui viveva la mia famiglia, mi aiutò a diventare Istruttore dello Sport del Comune. Era una carica che prevedeva, dietro un piccolo compenso, di organizzare dal primo all’ultimo dettaglio tutte le attività sportive del paese, sia sul piano formativo che competitivo. Le attività che praticavo maggiormente in quel periodo erano la lotta libera e il judo. Ma non riuscivo a liberarmi della passione per la ginnastica artistica: per questo, in un terreno di pascolo di proprietà della mia famiglia, avevo costruito artigianalmente una sbarra, delle parallele e un cavallo con le maniglie, e trascorrevo letteralmente giorno e notte ad allenarmi, sotto il sole e sotto la luna.

In questo periodo iniziavo anche la preparazione fisica per la prossima tappa obbligatoria del mio percorso di vita: il servizio militare. Poiché il mio desiderio era quello di entrare nei paracadutisti, dedicavo molto tempo agli esercizi alla sbarra, perché volevo essere forte, pronto ad affrontare tutto quello che mi aspettava.

 


 

1989: l’anno della chiamata al servizio di leva obbligatorio, che da noi durava due anni. L’inizio fu davvero duro: il nonnismo nella caserma era molto pesante, accentuato anche dal razzismo che i ragazzi provenienti dall’URRS manifestavano nei confronti di quelli provenienti dai paesi satellite. Alcuni, per poter essere esonerati dal servizio, arrivavano a lesionarsi con strategie anche molto dolorose, tutto pur di evitare di rimanere in quell’ambiente. Devo ammettere che la mia preparazione fisica e mentale mi aiutò molto nelle prime settimane, ma fu un evento particolare a stravolgere totalmente le cose per me. Il 31 dicembre del 1989 si festeggiava la fine dell’anno, ma non con grandi abbuffate e bevute di vodka, bensì con eventi sportivi: trazioni alla sbarra, piegamenti a terra e SOLLEVAMENTO DEL KETTLEBELL. Incontravo per la seconda volta il kettlebell nella mia vita, e decisi di prender parte alla competizione in quella disciplina.

Le regole erano molto più semplici di quelle di oggi: sollevare un kettlebell da 24 kg con un braccio sopra la testa, per quante più volte possibile, senza seguire alcuna tecnica particolare. Totalizzai più di 80 ripetizioni (e anche una trentina di ripetizioni di trazioni alla sbarra, volendo essere precisi) che mi permisero di vincere la gara. I soldati notarono la mia abilità alla sbarra e mi chiesero di esibirmi per mostrare qualche esercizio. Ne approfittai subito, sperando, tra la gara di kettlebell e la mia esibizione (gran volte alla sbarra, camminate sulle braccia in verticale, flick e salti mortali), di poter guadagnare il loro rispetto. Il mattino seguente, i “nonni” vennero da me, mi sollevarono di peso e, mentre stavo iniziando seriamente a preoccuparmi, mi misero su un tavolo e mi dissero “Oleh gian”, che nella nostra lingua è una grande manifestazione di rispetto. Mi chiesero di diventare il loro istruttore sportivo.

Il mio impegno e la mia dedizione allo sport vennero notate, nelle settimane seguenti, anche dagli ufficiali di caserma, che mi permisero di provare ad accedere all’accademia dei paracadutisti, in un paese abbastanza lontano. I posti disponibili erano solo 30 per oltre 400 pretendenti. Le selezioni non furono semplici: la produzione di un elaborato, l’esame di storia, esame di materie scientifiche e, naturalmente, le prove fisiche, che prevedevano: trazioni alla sbarra, volteggio alla sbarra (ero riuscito a totalizzare 101 ripetizioni mentre gli ufficiali, dopo la trentesima, mi urlavano di smettere perché nessun altro era riuscito ad avvicinarsi al risultato), tiro con il kalashnikov, corsa ad ostacoli con lancio della granata finale, nuoto (con indosso l’uniforme completa), corsa 3 km e corsa 10 km con pochi minuti di recupero tra le prove.

Riuscii a superare la selezione con altri 32 militari, entrando nel gruppo “Guastatori” dei paracadutisti. Ma gli esami non finiscono mai: quotidianamente, per selezionarci e rafforzare lo spirito di gruppo, per i primi tre mesi correvamo ogni giorno circa 50-60 km, e i più forti dovevano aiutare chi non riusciva. Ero sergente del gruppo. Ricordo un episodio in particolare, in cui mi dimenticai di dire ai miei uomini di prendere i kalashnikov per portarsi all’esercitazione di tiro, distante tre km. I miei superiori, per farmi capire il mio errore, mi fecero correre di nuovo fino alla caserma e tornare indietro portando, da solo, tutti i nostri 33 kalashnikov. Tenendo presente che il peso di ciascun fucile si aggirava intorno ai 3,5 kg, devo ammettere che è stata una bella faticata.

Dopo qualche tempo riuscii ad ottenere le chiavi della palestra riservata ai paracadutisti, e iniziai ad allenarmi in modo intenso sia per l’atletica leggera(800m 2′,04”) che per il Kettlebell Lifting. A queste discipline si aggiunse presto il Sambo Militare. Il test di Kettlebell Lifting a cui bisognava sottoporsi era uno sprint di Strappo con 24 kg, un minuto con un braccio e subito un minuto con l’altro. I mesi trascorsi in accademia mi permisero di capire, tuttavia, che la mia massima aspirazione nella vita non era quella di essere un militare, ma di essere un grande atleta e un grande allenatore. Per questa ragione decisi di lasciare l’accademia, per provare l’accesso all’università di scienze motorie. Con grande dispiacere dei miei ufficiali, che vedevano in me molte potenzialità, ritornai ad essere un sergente per ultimare il periodo di servizio militare, e venni inserito in un reparto speciale.

 


 

Al termine della leva obbligatoria, nel 1992, riuscii ad accedere all’Università di Scienze Motorie. Nel frattempo, l’esercito mi contattò di nuovo, per offrirmi di continuare formalmente anche la carriera di soldato nel Reparto Paracadutisti, specializzato in ricognizioni e sabotaggio, con il fine ultimo di prendere parte alla squadra militare di Kettlebell Lifting e Armwrestling come atleta e allenatore. Oltre di qui iniziato la carriera allenatore di Ghiri Sport presso squola sportiva, avendoci grupppo dei bambini. Maggio 1994. Una data molto importante per me: il matrimonio con Iryna, la donna che mi avrebbe accompagnato per tutti gli anni seguenti della mia vita e che, ancora oggi, è sempre al mio fianco.

Nel 1995 divenni padre di Yuliia e nel 1996 di Mikhailo.

Nel 1996 ottenni anche la laurea in Scienze Motorie e, appena ottenuto questo importante titolo, ne ottenni un altro: il Master Sport in Kettlebell Lifting (1997).

Nel 1998 partecipai al mio primo Campionato del Mondo di Kettlebell Lifting, nella specialità del Biathlon, in Ucraina nella città di Borispol.

L’altro traguardo sportivo importante l’ho ottenuto dopo tre anni di continui allenamenti e dedizione: nel 2000 raggiunsi la qualifica di Master Sport International Class vincendo il Campionato Ucraino, di cui ero organizzatore. Non fu un’impresa semplice: allo stress che l’organizzazione di una gara così importante comporta, si aggiunse quello dovuto alla perdita di circa 9 kg, necessari per gareggiare nella categoria 80 kg. Il mio peso corporeo prima della gara era di quasi 80 kg e dopo le fatiche della gara ne pesavo 78. Vinsi il campionato sia nella mia categoria che in assoluto con 76 ripetizioni e per il Master Sport International Class ne erano richieste 70.

Sarebbe veramente difficile elencare tutte le gare vinte e i record ottenuti in quel periodo (alcuni di questi risultati sono riportati nell’apposita sezione in questo sito), comunque il 18 settembre 2000 sono arrivato in Italia.

E’ stato un passo molto importante nel mio percorso di vita. Su incarico della International Gira Sport Federation mi sono trasferito a Milano, a casa dell’amico Vitaliy e, cercando un posto in cui stabilirmi in modo indipendente, ho conosciuto il paese di Turbigo, e ne sono rimasto subito affascinato: la realtà di periferia, il paesaggio a tratti di campagna e il fiume Ticino mi ricordavano i luoghi in cui sono cresciuto. Quindi, con il mio kettlebell da 32 kg “in spalla” mi sono trasferito in questo piccolo paesino della provincia di Milano, iniziando un nuovo capitolo della mia vita: la promozione del Kettlebell Lifting in Italia, in Europa e in tutto il mondo.

Il passaggio al mondo occidentale è stato necessario e fondamentale: l’Unione Sovietica era un ambiente abbastanza chiuso e restio ad importare come ad esportare tradizioni di qualunque tipo, e il Kettlebell Lifting necessitava di un’aria di rinnovamento che altrimenti non sarebbe mai arrivata. Le prime esibizioni di Kettlebell Lifting che ho organizzato nel territorio italiano sono datate dicembre 2000 e nel 2001 si è tenuta la prima gara ufficiale di questo sport nel nostro paese.

La prima metà degli anni 2000 mi ha visto intensamente impegnato nell’organizzazione di competizioni nel territorio italiano ed europeo, istituendo anche i primi corsi di formazione per istruttori.Tra tempo pratico Karete al livello agonistico e anche qui mi cimentavo sul podio di kumite e kata(oltre 20 podi in gare nazionali ed internazionali).

Nel 2004 ho portato prima volta squadra Italiana a partecippare ai campionati mondiali in Germania.

Nel 2006 ho fondato la prima ASD di Kettlebell: ASD Ghiri Sport Turbigo, punto di partenza per tutta l’organizzazione di politica sportiva che mi ha portato, nel 2008, a fondare la Federazione Ghiri Sport Italia. Il primo Campionato Italiano ufficiale, comunque, è datato 2007.

Nel 2008 ho organizzato il primo Campionato del Mondo ospitato in territorio italiano, a Chatillon (AO): un evento che ha visto la partecipazione di atleti provenienti da 15 Paesi del mondo. Il grande successo del Campionato del Mondo mi ha portato, nel 2010, ad organizzarne un secondo in Italia, questa volta a Vanzaghello (MI), con 20 nazioni partecipanti.

Per portare riconoscenza politica sportiva al Kettlebell Lifting, con l’obiettivo di portarlo ad essere, in un futuro, Sport Olimpico, ho deciso di affiliare, nel 2011, la FGSI all’ASI, Ente di promozione Sportiva riconosciuto dal CONI. La scelta è stata fondamentale per poter aumentare la capillarizzazione dello sport sul territorio e per fondare sempre più associazioni dedicate, raggiungendo quindi sempre più persone, dagli amatori agli agonisti. L’obiettivo di raggiungere sempre più praticanti mi ha portato ad introdurre, accanto alle discipline classiche da gara, anche le prove di maratona e di sprint sulle categorie Elite e Amatoriale, divise nelle serie A, B e C (con, rispettivamente, 32, 24 e 16 kg).

Il 2012 è stato l’anno del 3° Campionato del Mondo ospitato in Italia, sempre a Vanzaghello. Il successo è stato ancora più importante: 200 partecipanti provenienti da 25 paesi del Mondo. I grandissimi successi che sono riuscito a raggiungere come atleta, allenatore e organizzatore in Italia mi hanno portato a fondare, nel 2011, l’International Kettlebell Lifting Training Center – Academy di Oleh Ilika, attività privata a partita IVA e con marchio registrato, che si prefigge l’obiettivo di essere punto di riferimento internazionale per la formazione, l’attività organizzativa e la preparazione atletica per il Kettlebell Lifting.

L’IKLTC, collaborando con la FGSI e l’IGSF, organizza gare in Italia e Europa, forma Istruttori (i corsi sono strutturati su tre livelli) e prepara atleti che rendono grandissimi onori e soddisfazioni, raggiungendo importanti risultati nelle loro carriere sportive. WKSF, nuova organizzazione non profit, fondata alla fine 2017 in quale sono presidente fondatore.

Se siete arrivati a leggere fino a qui, avrete notato che non ho fatto menzione, in questa autobiografia, delle oltre 300 competizioni a cui ho partecipato, dei record Guinness, mondiali, assoluti, europei o di categoria che ho ottenuto, delle centinaia di atleti che ho preparato, delle medaglie che ho vinto (alcune di queste informazioni le troverete in altre aree di questo sito). Quello che posso dire è che come atleta e istruttore sono estremamente soddisfatto. Ho vinto tutto quello che potevo vincere nella mia vita e non voglio fermarmi. Sono orgoglioso e davvero felice di aver portato la Squadra Italiana ad essere Team Campione del Mondo nel 2015 IGSF,2016 IGSF  e 2016 IKMF,2017 IGSF e 2017 IKMF, 2018 WKSF. 13 ottobre 2017 stato fondatore del WORLD KETTLEBELL SPORT FEDERATION che onorato di essere presidente. Per ogni traguardo che ho raggiunto, spero di raggiungerne altri due nuovi… nonostante la mia età, avendo ormai superato i 40 anni. Voglio lasciarvi alla navigazione in questo sito con un messaggio per la vostra esperienza nel Kettlebell Lifting:

Non è mai troppo tardi per iniziare, non è mai il momento giusto per smettere!

Con immensa stima e rispetto,

Oleh

 

Meriti sportivi:

  • Atleta di Classe Internazionale
  • MSIK Ucraino
  • Atleta Emeritato
  • Giudice di Classe Internazionale
  • 2 Medaglie all’onore per la divulgazione e lo sviluppo del Ghiri Sport nel mondo
  • Oltre 30 titoli ottenuti vincendo Campionati Nazionali in Ucraina, Italia, Croazia, Germania, Bielorussia, Svizzera, Germania
  • Oltre 30 podi internazionali, conquistati partecipando a Campionati Mondiali di Ghiri Sport tenuti da diverse Federazioni, nelle discipline  Biathlon, Slancio Completo, Maratona, Sprint, Staffetta a Squadre